Musica e cervello_amore a prima nota blog

Musica e cervello: amore a prima nota, ci dice il titolo dell’articolo con una semi citazione a sottolineare l’effetto immediato che la musica può avere sul nostro organo più importante.

La musica può a tutti gli effetti essere paragonata a una potente droga. Recenti studi infatti, hanno portato alla luce quale effetto abbia una sollecitazione musicale nel nostro cervello: lo stesso di una droga psicoattiva che stimola la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere.

Le sensazioni che una persona può provare possono essere piacevoli o spiacevoli a seconda di quali particolari pensieri o ricordi emergono sulle note di un determinato brano di musica pop o rock, o magari di una sinfonia di musica classica.

Siamo stati da sempre abituati a pensare e a immaginare romanticamente che la musica faccia vibrare le corde dell’anima, scatenando emozioni incontenibili. La musica a volte ci motiva, crea in noi entusiasmo, allevia spesso momenti di solitudine, ci dona calma, gioia e serenità mentre altre crea ansia o angoscia. Tutto ciò è assolutamente vero, ma non dimentichiamo che qualsiasi delle sensazioni sopra descritte derivano sempre da un’attività celebrale senza la quale nemmeno la nostra anima potrebbe vibrare!

La musica, oltre a rappresentare espressione d’arte, è una forma di comunicazione che porta con sé un forte significato biologico. Se andiamo a ricercare le sue origini non potremo che ritrovarle affianco a quelle dell’uomo. Per alcuni popoli sin dalle origini la musica è associata alla religione: preghiere e riti sacri sono celebrati cantando e danzando al ritmo di tamburi che accompagnano dei canti quasi ipnotici.

Da sempre nei neonati la voce della mamma (per loro la più bella musica) riesce ad attivare risposte vegetative che si manifestano ad esempio nei peli che si drizzano e si riscaldano, provocando al bambino una sensazione di benessere e di protezione.

Musica e cervello: cavalcando l’onda “perfetta”

Abbiamo capito sin dalle prime battute che la musica è in stretta relazione con il nostro cervello, anzi, possiamo dire che è addirittura in grado di attivarlo e di regolarne i livelli di eccitazione, concentrazione e rilassamento.

Ma come è possibile tutto ciò e attraverso quali meccanismi? Semplice! Agendo sull’attività elettrica del cervello. Il cervello è costituito da miliardi di neuroni, divisi in diverse famiglie e con ruoli diversi, che comunicano tra loro attraverso impulsi elettrici. La musica riesce a influenzarne l’intensità e la qualità.

Le onde elettromagnetiche

Il nostro cervello, proprio come la musica, emette onde elettromagnetiche dette anche onde cerebrali, che sono alla base di tutte le attività della nostra materia grigia. Pensiamo ai vari stati di coscienza:

  • lo stato di coscienza della veglia, durante il giorno, che ci permette di lavorare, studiare, dedicarci alle nostre passioni;
  • lo stato di coscienza del sogno, durante il quale sono attive determinate funzioni psichiche (percezione, memoria, pensiero, emozioni).

In entrambi i casi il nostro cervello emette diversi tipi di onde elettromagnetiche, anche in relazione a determinate condizioni: onde beta, alfa, theta, delta.

  • Le onde beta (0,5 -4 Hz) vengono prodotte durante la fase di veglia. Sono associate alle comuni e normali attività in cui la nostra concentrazione è rivolta a stimoli esterni;
  • Le onde alfa (4-8 Hz) vengono anch’esse prodotte durante uno stato vigile e conscio. Producono uno stato di rilassamento caratterizzato comunque da lucidità, quando siamo coinvolti in attività piacevoli o quando stiamo per addormentarci;
  • Le onde theta (8-13 Hz) prodotte nei momenti in cui la mente è impegnata a immaginare, visualizzare, creare con ispirazione. Sono tipiche delle fasi di profonda meditazione e della fase REM del sonno;
  • Le onde delta (13 – 30 Hz) producono nell’organismo un forte rilassamento psicofisico e favoriscono il sonno.

Musica e cervello_amore a prima nota onde sonore

L’onda sonora

Londa sonora, come quelle prodotte dal nostro cervello,  ha anch’essa una frequenza detta anche altezza ed un’intensità o volume, ed è caratterizzata da una forma che corrisponde al timbro che differenzia le diverse tipologie di suono.

Propagandosi nell’aria o in un altro mezzo elastico, l’onda sonora raggiunge le nostre orecchio che, attraverso un complesso meccanismo interno, crea una vera e propria vibrazione. È la nostra membrana timpanica che, subendo variazioni di pressione, entra in vibrazione.

A questo punto si verifica qualcosa di straordinario: le onde sonore si sincronizzano con quelle del nostro cervello, determinando diversi stati di coscienza, traducibili in eccitazione e rilassamento.

“È come se le cellule del nostro cervello, che normalmente producono queste onde elettromagnetiche, entrassero in risonanza con le frequenze della musica ascoltata producendo onde di analogo tipo in relazione al tipo di musica rock, classica e inducendo stati come il rilassamento, la vigilanza, la creatività.”

Oltre a indurre eccitazione e rilassamento, la musica è in grado di favorire processi come l’apprendimento ed il problem solving. Esiste una vasta playlist di musiche meditative capaci di favorire livelli di apprendimento elevati, creatività e intuizione, utilizzate in svariati ambienti lavorativi.

In un famoso studio condotto nel 1993 da due fisici, Ya-Fei Chuang e Robert Levin Mozart, Sonate D-Dur, KV 448, Allegro con spirito) dimostrarono come durante lo svolgimento di test di ragionamento, dei ragazzi avevano raggiunto risultati migliori ascoltando una particolare sonata di Mozart: Sonate D-Dur, KV 448, Allegro con spirito.

Questa famosa sonata del genio di Salisburgo, permise di in maniera strabiliante di aumentare temporaneamente di 8-9 punti il quoziente intellettivo degli ascoltatori sottoposti al test.

Questo esperimento è stata una delle migliori dimostrazioni di come la musica sia intimamente connessa all’apprendimento e alla creatività.

Un’esperienza aggregativa

Oltre ad essere un’esperienza polisensoriale, se ci fermiamo un attimo a riflettere, non è difficile intuire quanto la musica possa essere alla base delle esperienze aggregative della vita di ognuno di noi.

“Ogni volta che degli esseri umani si riuniscono, per qualsiasi motivo, c’è anche la musica:

  • matrimoni;
  • funerali;
  • lauree;
  • soldati in marcia verso il fronte;
  • eventi sportivi negli stadi;
  • una notte di baldoria;
  • la preghiera;
  • una cena romantica;
  • una mamma che culla il suo bambino per addormentarlo;
  • gli studenti del college che studiano con la musica in sottofondo.  (Levitin, 2008)”.

La musica fa parte della nostra storia, sin dalle più antiche origini e senza di essa non ci sarebbe vita. Come ebbe a dire qualcuno: la musica è vita, ma anche la vita è musica!

Ai giorni nostri, nell’era di Internet e dei digital devices, ma già dai tempi della radio per giungere fino a YouTube e Spotify, la musica pervade in maniera immediata e costante ogni momento della nostra giornata.

È con noi in macchina o sul bus, mentre stiamo andando al lavoro coi colleghi o mentre siamo in palestra con i nostri amici al corso di zumba o a fare body building. È presente in tutti gli spot pubblicitari, nei TG della mattina, del pranzo e della sera e naturalmente nelle più belle colonne sonore strappa lacrime dei nostri film del cuore. .

Philip Ball, nel suo saggio L’istinto musicale (2011) parla della musica in questi termini:

“La musica non è qualcosa che noi, in quanto specie, pratichiamo per scelta; essa è radicata nelle nostre funzioni cognitive e motorie, ed è implicata nel modo in cui costruiamo il nostro paesaggio sonoro”.

Esplorando il cervello umano

Dobbiamo sapere che quando ascoltiamo il nostro brano preferito, o mentre siamo con amici in discoteca a ballare, ci sono delle aree cerebrali del nostro cervello particolarmente attive.

Le onde sonore, attraverso l’apparato uditivo raggiungono e attivano una serie di sistemi di elaborazione cerebrali:

  • sistemi connessi all’elaborazione sensoriale-motorio;
  • processi implicati nella memoria;
  • meccanismi implicati nelle emozioni o cognizioni mentali e nelle fluttuazioni dell’umore.

In realtà, se potessimo osservare con particolari apparecchiature il nostro cervello, attraverso ad esempio la risonanza magnetica funzionale (fMRI), scopriremmo che durante l’ascolto di musica, quasi ogni parte del nostro cervello viene coinvolta e attivata:

  • La Corteccia, e in particolare il lobo temporale destro, area deputata all’ascolto e alla comprensione dei suoni;
  • L’Archicortex o Archipallio, capace di risvegliare in noi ricordi ed emozioni passate, con milioni di circuiti neurali feed-back che si attivano contemporaneamente,
  • L’Ipotalamo, con reazioni vegetative connesse alla secrezione di diversi ormoni tra cui l’ossitocina e la dopamina, legati a stati di benessere;
  • Bulbo e Ponte, la cui funzione è modificazioni il ritmo del respiro e della frequenza cardiaca.

Musica e cervello_amore a prima nota fMRI

Suonare uno strumento musicale

Suonare uno strumento inoltre, pare favorisca lo sviluppo di molte abilità cognitive, anche non strettamente connesse con la musica. Secondo alcuni studiosi i musicisti, sviluppando particolarmente l’area del cervello adibita al linguaggio, riescono a prevenire alcuni danni neurologici legati all’invecchiamento.

In pratica suonare è come fare sport per il nostro cervello cervello. Immaginiamo l’attivazione celebrale di un artista il quale si appresta ad uno sforzo conscio e poi inconscio.

Egli utilizza complessi sistemi di feedback per ottenere informazioni. Trovare ed eseguire un brano con la giusta tonalità e melodia, vuol dire impegnare la corteccia uditiva, che consente al musicista di regolare perfettamente l’esecuzione.

La lettura dello spartito attiva la corteccia visiva. Il lobo parietale, attraverso una serie di processi, calcola la posizione delle dita mentre la corteccia motrice aiuta a controllare i movimenti del corpo.

La corteccia sensoriale infine, viene stimolata ad ogni tocco dello strumento ed il sistema limbico del musicista si attiva in base ai suoi ricordi, alle sue emozioni o sensazioni.

Ballare a ritmo di musica

Ballare a ritmo di musica è importante:

  • nei bambini aiuta a sviluppare il linguaggio e a coordinare i movimenti;
  • negli adulti e anziani previene l’invecchiamento cerebrale e fisico, migliorando la propria percezione spazio-corporea ed il proprio coordinamento motorio.

La musica ha un’importante azione sulla chimica naturale del cervello, regolandone l’umore: la dopamina è un ormone rilasciato in condizioni di piacere, quando mangiamo cibi grassi particolarmente gustosi o quando ad esempio riusciamo a risolvere un problema.

Pensiamo a quando cantiamo, sotto la doccia, in auto o su un palco di fronte a tante persone che ci ascoltano.

Cantare provoca in noi un senso di euforia e di esaltazione dovuto alla combinazione di endorfine e ormoni rilasciati nel corpo dal nostro cervello. L’ossitocina è un ormone che viene rilasciato mentre si canta ed è noto per alleviare l’ansia e lo stress.

Questo particolare ormone è anche associato al senso di fiducia e di legame e questo spiega il perché di un forte stato di euforia sperimentato mentre si canta in gruppo.

Musica e sport per cervelli “atletici”

La scienza si è mossa molto in questa direzione, sul rapporto tra musica, cervello e sport, e, coadiuvata dall’esperienza, è giunta ad una conclusione: la giusta playlist di brani durante una sessione di allenamento è capace di diminuire drasticamente la stanchezza e motivarci come nessun’altra forma legale di doping.

L’esatto meccanismo che la musica innesca sul cervello durante l’attività fisica per molto tempo non è stato molto chiaro: isolare gli effetti neurali della musica da quelli innescati dal movimento del corpo non è un compito affatto semplice.

Musica e cervello_amore a prima nota sport

Lo studio

Un gruppo di ricercatori della Brunel University di Londra ha utilizzato un elettroencefalogramma (EEG) portatile capace di schermare selettivamente alcuni stimoli per monitorare tre diversi tipi di onde cerebrali durante l’esercizio fisico.

Lo studio è stato svolto su 24 volontari mentre camminavano all’aperto, al proprio ritmo ideale e su una pista di 400 metri, ascoltando in cuffia un brano musicale (Happy di Pharrell Williams), un podcast di TED Radio Hours sulle città, oppure nulla.

Lo scopo degli scienziati era valutare con alcuni test il grado di entusiasmo dei camminatori, il loro umore, la concentrazione e lo stato di allerta durante l’esercizio.

Durante tutto l’esperimento i ricercatori hanno registrato attraverso il casco EEG la frequenza delle onde cerebrali in diverse bande nelle varie aree cerebrali.

I risultati

Ascoltare un podcast non non ha inciso sul livello di stanchezza, né sul livello emotivo (non ha influito sulla felicità percepita durante l’esercizio), ma ha reso la camminata più piacevole del semplice silenzio.

L’effetto positivo della musica sull’umore di uno sportivo è dovuto, in misura più o meno marcata, a un aumento delle frequenze beta, tipiche dello stato di veglia e di intense attività mentali, nelle regioni frontali e centro frontali della corteccia cerebrale.

Possiamo tranquillamente affermare che la musica giusta è capace di darci quella spinta neurale giusta quando siamo poco costanti o addirittura riluttanti a fare esercizio fisico.

Musica e terapia: il potere della guarigione

Sul fatto che la musica abbia innumerevoli effetti benefici ormai non ci sono ormai dubbi.

La cosa ancora più sorprendente ed emozionante è che la musica in molti casi può avere il potere di alleviare certe sofferenze fisiche e addirittura guarire certe malattie.

In molti ospedali nel mondo viene pratica la musicoterapia in diversi ambiti e per tutte le età.

Questa tecnica viene principalmente utilizzata nei seguenti casi:

  • bambini affetti da dislessia;
  • nei malati oncologici e terminali come metodo per la gestione del dolore;
  • contro la depressione e gli attacchi di panico;
  • per alleviare la tensione muscolare e calmare i pazienti;
  • nelle persone affette da epilessia.

Ricercatori inglesi hanno sperimentato e provato come ascoltare i brani più amati possa agire da stimolo per il recupero dei deficit visivi in pazienti affetti da ictus.

Musica e cervello_amore a prima nota onde musicoterapia

Il Dr. Catherine Meads e il suo team di ricercatori della Brunel University, con una pubblicazione su The Lancet Journal, hanno confermato come l’ascolto della musica prima, durante e dopo un intervento chirurgico sia un valido aiuto contro il nervosismo del paziente e  per un recupero migliore e più veloce.

Il team ha eseguito un esame comparativo meticoloso di migliaia di segnalazioni di pazienti. Ne è emerso che coloro che avevano la musica nella sala operatoria hanno dimostrato una significativa riduzione di:

  • dolore post-operatorio;
  • ansia
  • necessità di farmaci contro il dolore.

Con una significativa e parallela riduzione dei livelli di stress anche per il chirurgo e il suo tema di medici e infermieri.

L’uomo che non ha musica dentro di sé e non è commosso dall’accordo di dolci suoni, è incline ai tradimenti, agli stratagemmi e ai profitti; i moti del suo spirito sono tristi come la notte, e i suoi effetti bui come l’Erebo: non fidatevi di un uomo simile.
WILLIAM SHAKESPEARE – Il Mercante di Venezia

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