Le 4 cause​ che ti spingono a prendere una determinata decisione togethere - oltre i limiti delle web agency

In ogni momento della vita una persona deve utilizzare le proprie facoltà cognitive per prendere una decisione su cosa fare o per valutare la situazione che ha di fronte.

Molto spesso (leggi sempre), la decisione che prendiamo scaturisce da preconcetti e pregiudizi detti BIAS che “ci siamo creati” ad hoc e che risiedono nella nostra mente. Questi pregiudizi sono innumerevoli ma nascono da 4 cause e condizioni principali:

  •  Esperienza individuale
  •  Contesto culturale e credenze
  •  Giudizio altrui
  •  Paura di agire

ESPERIENZA INDIVIDUALE

Tendenzialmente, ogni persona cerca di valutare la situazione in cui si trova in base alle proprie esperienze passate. Omettendo le differenze, al fine di poter riutilizzare gli stessi criteri adottati in una situazione passata simile, commette degli errori di valutazione, alle volte anche eclatanti!

In altre parole, se noi usiamo un metro di misura vecchio per prendere una decisione in una situazione nuova, con grande probabilità commetteremo l’errore di trarre delle conclusione sbagliate.

Questa è una scorciatoia cognitiva che ci permette di avere delle risposte immediate ed istintive, ma non sempre corrette. Uscire da questo schema significa prendere in considerazione fattori nuovi e nuove dinamiche, uno sforzo mentale che alle volte non abbiamo “voglia di fare”.

CONTESTO CULTURALE E CREDENZE

Come cita l’Eciclopedia della Filosofia: “ La credenza, in senso filosofico generale, è l’atteggiamento soggettivo di assenso verso una nozione o una proposizione, delle quali non implica né esclude necessariamente la validità oggettiva”

In altre parole, una persona tende a omettere certi parametri di valutazione se nella sua cultura di appartenenza tali aspetti sono visti come fatti certi e riconosciuti siano essi positivi o negativi. Noi tendiamo abitualmente ad esaltare i valori positivi di determinati soggetti, senza verificarne il valore oggettivo.

Riconoscere delle figure professionali come punti riferimento ne è un esempio palese. Ad esempio, riconosciamo nel medico colui il quale può guarirci, senza sincerarci se sia o meno in grado di farlo.  O ancora, se siamo cristiani, in un prete, come colui il quale può assolverci dal peccato e benedirci.

In sostanza, non valutiamo la persona, ma il ruolo che egli riveste. La divisa, il camice, la toga e l’abito sacerdotale sono elementi distintivi riconosciuti dalla società come simboli di fiducia e credibilità…e noi ci affidiamo.

GIUDIZIO ALTRUI

Come affermava Aristotele… “l’uomo è un animale sociale, e quindi tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società.”

Secondo la psicologia evoluzionista, le nostre emozioni e le nostre paure non sono altro che delle risposte che il nostro cervello è stato in grado di elaborare nel corso dei millenni per adattarsi all’ambiente circostante. La paura del giudizio altrui è un elemento marchiato a fuoco nel nostro DNA.

Essere amati ed accettati da chi ci circonda è uno dei nostri bisogni umani essenziali: temiamo di non essere accettati a causa del nostro aspetto fisico, delle nostre origini, del nostro livello di educazione, del nostro lavoro, della nostra età.

Nell’era dei social, ottenere molti like o commenti sotto i propri post significa piacere agli altri, significa avere un certo ascendente sugli altri e tali dinamiche sono capaci di far crescere la nostra autostima. Questo è uno dei motivi per i quali, alcune volte, si creano profili social non veritieri, immettendo dati “pompati” nella nostra bio o patinando e “photoshoppando” le nostre foto a tal punto da sembrare irreali.

Nascondiamo difetti, omettiamo fattori “scomodi” della nostra vita e per contro esaltiamo, esasperandole, le nostre caratteristiche positive o i nostri pregi solo per essere accettati e ben visti dagli altri, uniformandoci a regole preconfezionate.

 “Onde evitare di essere preso di mira, non agisco secondo il mio sentire, ma lo faccio seguendo la massa.”

LA PAURA DI SBAGLIARE

Quando stiamo per prendere una decisione, prendiamo una strada, sia essa professionale o relazionale, tutti noi agiamo con la consapevolezza che “qualcosa possa andare storto”. L’essere umano teme ciò che non conosce e questa sua paura lo porta ad aumentare il livello di ansia con cui vive il quotidiano.

La paura di prendere la decisione errata può portare realmente a prenderla, per il famoso paradosso della profezia che si autoavvera, o self fulfilling prophecy.

Come diceva William H. Thomas: “Se gli uomini definiscono come reali certe situazioni, esse sono reali nelle loro conseguenze.”

Facciamo un esempio:

Lucia si convince che il suo matrimonio dovrà finire. Comportandosi come se lo fosse già, lo fa realmente finire perché adotta una serie di atteggiamenti ostili e dinamiche negative nei confronti del coniuge che portano inevitabilmente alla rottura.

Facciamone un altro:

In California, verso la fine degli anni ’70, i media diffusero la notizia che i distributori di benzina non ricevevano abbastanza rifornimento ed erano quasi “a secco”. Questo portò tantissimi automobilisti a rifornirsi, prendendo più benzina del necessario. Morale della favola: i distributori restarono senza carburante!

La profezia che si autoavvera può anche essere utilizzata in modo proattivo: i professori, sottolineandone il potenziale e complimentandosi per i loro risultati, influenzeranno inconsciamente i loro studenti a tal punto da far migliorare il loro rendimento scolastico.

Con l’espressione “la mappa non è il territorio” si chiarisce il fatto che ognuno percepisce e valuta alcuni aspetti secondo schemi personali. Quindi la realtà non è un concetto assoluto ed oggettivo, ma assolutamente soggettivo.

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