Il potere magico delle parole

Le parole sono da sempre lo strumento più utilizzato dall’uomo per relazionarsi agli altri. Sono una componente universale, presente in ogni lingua del genere umano: la scintilla dalla quale ha origine tutto il processo comunicativo.

Le parole, pur essendo nei fatti delle astrazioni simboliche, lasciano delle tracce nella nostra realtà esterna: la loro scelta infatti, non racconta semplicemente un sentimento, un’energia, ma la delinea dandole forma e rendendola concreta proprio come fa uno scultore con il marmo.

A chi non è mai capitato di sentirsi rivolgere parole che hanno ferito, o che al contrario hanno colorato di allegria le giornate?
Questo perché trasferiscono sentimenti e, se utilizzate nella maniera corretta, possono essere parte attiva circa il cambiamento delle nostre sensazioni verso cose o esperienze.

Nella lingua inglese c’è distinzione tra il “sentire” un suono o una parola (to ear) e “sentire” un’emozione (to feel). In italiano invece questa distinzione non esiste, forse proprio perché il confine tra questi due “sentire” è davvero molto labile.

Addirittura le parole giuste, quelle “toccanti”, possono creare un contatto emozionale così forte da stimolare, oltre che lo sviluppo di pensieri, anche delle vere e proprie risposte somatiche.

Affermava Freud

La scienza moderna non ha ancora prodotto una medicina rassicurante così efficace come lo sono alcune parole affettuose

Ecco che quindi le parole, metaforicamente, “toccano” e possono essere vissute come il corrispettivo del tocco vero e proprio, dell’abbraccio.

Non si tratta di semplici descrizioni quindi, ma di vere e proprie entità creative: scegliendole infatti, si genera una nuova realtà.

In questo articolo vedremo insieme:

  • Quanto sono importanti le parole che usiamo nel nostro modo di esprimerci
  • Come le parole possono cambiare il nostro modo di guardare la realtà
  • Perché utilizzarle al meglio 

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Quanto sono importanti le parole nel nostro linguaggio?

Si stima che una persona media pronunci circa 7.000 parole al giorno.

Proprio per il fatto che le parole sono tanto potenti, utilizzarle correttamente è fondamentale per la comprensione di chi circonda e, cosa assolutamente non trascurabile, di noi stessi.

Il linguaggio che usiamo infatti, può portarci a guardare in maniera differente la realtà sulla base delle parole che siamo soliti pronunciare verso gli altri.

Come ci sentiamo quando ad esempio qualcuno si rivolge a noi dicendoci: «Non si fa così!», «Hai torto!» , «Non hai capito niente!»?.

Lo stesso discorso vale anche per quando parliamo con noi stessi. Dire «non potrò mai farcela» è molto diverso dal dire «è difficile, ma posso provare a farcela».

Evitiamo di “assumere” parole che diventano pillole autosabotanti dirette al nostro inconscio.

Quando riusciamo a utilizzare un’altra forma per articolare i nostri messaggi, l’idea che abbiamo in testa può cambiare radicalmente.

Questo non significa naturalmente far un uso illusorio delle parole per ribaltare il nostro pensiero e passare da un «non posso farcela» a un convinto «ce la farò». Piuttosto renderci conto del fatto che esistono e utilizziamo parole che possono metterci mentalmente in una condizione di maggiore difficoltà, come ad esempio il «ma», il «devo», il «mai», «perché», «però» ed altre che al contrario possono aiutarci «questa cosa ieri non mi è riuscita bene, ma oggi è un altro giorno e ci riprovo».

Anche la parola più piccola e apparentemente insignificante può fare molto bene, o molto male a seconda del contesto nel quale viene inserita, ed è questo il motivo che deve spingerci a prestare attenzione al nostro modo di esprimerci e ad essere diligenti nella scelta delle espressioni verbali, anche quando parliamo con noi stessi.

Come detto poco fa, l’uso di alcune parole che ci ripetiamo crea un presupposto di fondo, per il nostro cervello quella frase contiene una verità. Se ad esempio ci chiediamo «Perché non imparo mai dai miei errori?» la mente non si concentra verso la soluzione da trovare, ma verso il problema.

Se invece proviamo a sostituirla con «Come posso fare per evitare di ricadere negli stessi errori?», l’effetto sul nostro cervello e di conseguenza sul nostro modo di agire sarà completamente diverso, perché la mente è lasciata libera di accedere a risorse e soluzioni positive.

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Usa le parole per cambiare la realtà

Se non sei felice nella tua vita potrebbe essere una buona idea fare un inventario delle parole che dici.

[Joyce Meyer]

Sì, perché le parole sono potenti e possono essere un balsamo per l’anima e procurare un profondo benessere o al contrario possono ferire e far sprofondare verso un’immensa tristezza. 

Non è necessario neanche usarne troppe, anzi… molte volte ne può bastare anche una soltanto per attaccare e demolire i nostri punti deboli e le nostre fragilità.

Con le parole che pronunciamo per comunicare, noi:

  • descriviamo il nostro contesto
  • definiamo la nostra identità
  • raccontiamo qualcosa di noi.

Se ci pensiamo quindi, è inevitabile che le parole abbiano un impatto così potente sulla nostra vita: migliore è l’uso che ne facciamo e migliore sarà l’effetto che queste avranno sulla nostra realtà.

E cosa succede se “non abbiamo” le parole? Le conseguenze potrebbero anche essere funeste, e non esagero.

Pensate che Robert Levy, un antropologo americano, condusse negli anni ‘50 degli studi sullo strano ed alto tasso di suicidi che si verificavano a Thaiti.

I suoi studi lo portarono a scoprire che, nella lingua e nella cultura thaitiana, non esisteva nessuna parola che esprimesse il concetto di dolore interiore. L’unica concezione di dolore che i thaitiani avevano era quello del dolore fisico.

Trovandosi di fronte al dolore intimo quindi, che naturalmente provavano anche loro, non avendo parole per esprimerlo, lo consideravano come qualcosa di anormale e reagivano suicidandosi.

Ne possiamo dedurre che con l’uso delle parole possiamo cambiare non soltanto il nostro umore, ma addirittura la nostra vita.

Usare le parole per creare, condividere, abbracciare o accarezzare piuttosto che aggredire, inveire, insultare o distruggere è solo e soltanto una nostra scelta e una nostra responsabilità.

Trattiamo con rispetto le parole. Facciamolo per la nostra meravigliosa lingua italiana, piena di storia ed espressioni, per le persone a cui ci rivolgiamo e, soprattutto, per noi stessi.

Impariamo a utilizzarle al meglio

Il linguaggio quindi, ci aiuta a dare forma alla nostra mente e alle nostre idee, a scrivere il libro della nostra vita. Decidiamo per una trama che sia piena di parole gentili e messaggi pieni di valore, stimoli e positività, piuttosto che di parole limitanti, dannose, pesanti come zavorre e che prosciugano le nostre forze.

Con un po’ di allenamento possiamo riuscirci tutti e la differenza tra il metterlo in pratica e non farlo, è davvero molto grande.

Sussurrate, urlate, appena pronunciate o ben scandite, le parole sono capaci di esprimere tutto il nostro mondo interiore.

Sono lo specchio della nostra anima, sono un ponte tra noi e gli altri. Un ponte che permette a mondi, a volte molto distanti, di confrontarsi, conoscersi, comprendersi e volersi bene.

Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.

[Sigmund Freud]

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