Come e perché le storie seducono il nostro cervello

Storie e neuroscienze soddisfano quella che è un’esigenza primaria dell’uomo: dare senso agli episodi della propria vita traducendoli in un formato simile a un racconto.

Dalla notte dei tempi, raccontare storie è stato importante. Le storie sono il modo in cui l’uomo è riuscito a dare un senso e affrontare la propria presenza in questo mondo. Andiamo avanti nella nostra esistenza, incerta e transitoria in uno spazio eterno, grazie al nostro cervello.

Questa macchina meravigliosa infatti, ci distrae dal pensiero razionale che è tutto momentaneo, riempiendoci la vita di traguardi pieni di speranza e spingendoci a fare il possibile per raggiungerli.

I nostri desideri, gli sforzi per realizzarli, gli ostacoli che affrontiamo quotidianamente, i nostri affetti più cari, sono le nostre storie: quello che dà alla vita un significato e che ci distrae dal grande “bho” in cui potremmo sprofondare.

Sin da bambini, abbiamo bisogno, per crescere emotivamente e cognitivamente, di una “realtà alleggerita” che ci permetta di accettare l’ambiente sociale, i traumi, le esperienze stressanti.

Non sarebbe possibile provare a capire la condizione dell’uomo senza storie da raccontare.

Per questo motivo, il primo fattore di impoverimento culturale è la diminuzione di narrazioni. Dittature, censure, povertà e migrazioni riducono la possibilità di dare alle esperienze degli uomini le forme di racconti, perché l’intera vita viene dominata da “storie” che non prevedono alternative.

Le storie siamo noi

Siamo circondati da storie: non solo nei libri e nei film ma anche nei giornali, negli stadi, nelle aule giudiziarie e parlamentari, nei videogiochi e nelle canzoni, fino ad arrivare ai  nostri dialoghi, pensieri intimi e sogni. 

Queste storie contribuiscono a modellare il carattere e l’identità che ci definiscono come persone, ci aiutano a capire la realtà che ci circonda e ci permettono di interagire a livello sociale. Secondo una recente ricerca, sarebbe proprio quest’ultima motivazione ad aver stimolato l’evoluzione del linguaggio.

Le antiche tribù raccontavano intorno al fuoco storie su antenati, spiriti e magie che aiutavano i bambini a crescere da un punto di vista spirituale e morale. Queste antiche storie si sono poi nei millenni trasformate in grandi religioni, capaci di rinsaldare i legami tra un numero elevatissimo di persone.

Ancora oggi, la nostra identità collettiva è accomunata da storie di eroi, alleati, nemici, dai nostri valori e dal modo d’essere.

Anche noi esprimiamo ciò che ci accade ogni giorno in modalità narrativa. Il cervello elabora una realtà in cui vivere al cui centro ci siamo noi con tutti i nostri obiettivi che intesseranno la trama della nostra vita.

ll nostro cervello ci fa sentire come gli eroi morali al centro della trama che si sta svolgendo nella nostra vita.

Will Storr

Per diventare sempre più bravi a raccontare storie, basterà guardare dentro noi stessi e osservare come fa la nostra mente. Le storie che ci vengono raccontate infatti, accendono il nostro cervello: in qualsiasi modo ci vengano narrate, se costruite da una sequenza logica di passaggi narrativi, esercitano su di noi un’influenza notevole.

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Cosa accade nel cervello

In particolare succede che, quando ascoltiamo un racconto che ci coinvolge da un punto di vista emozionale, oltre ad essere attivate le aree di Broca e di Wernicke – aree deputate alla produzione e comprensione del linguaggio – vengono attivati anche i centri dell’apprendimento.

Il nostro cervello quindi inizia a mettere in relazione quello che ci viene raccontato dall’esterno con ciò che è internamente conservato nei cassetti della nostra memoria, con le nostre esperienze passate.

Nello stesso preciso momento in cui il racconto esterno incontra il nostro vissuto, si aziona l’insula, una piccola ma importantissima struttura cerebrale che è la sorgente delle nostre emozioni. Potremmo definirla lo scrigno che custodisce la nostra coscienza.

Tutto ciò è merito della nostra evoluzione: la mente infatti, grazie allo spirito di sopravvivenza, ha creato collegamenti neuronali che danno maggiore importanza alla comprensione di fatti ed eventi.

Minore priorità è invece data alla semplice azione del parlare o del discutere, a cui dedichiamo un basso livello di allerta sensoriale, attivando soltanto un meccanismo di trasformazione delle parole in significati.

Secondo il docente di Psicologia dell’Università di Princeton Uri Hasson, «Lo storytelling è l’unica modalità che riesce ad attivare parti specifiche del cervello dell’ascoltatore e lo porta a processare quella storia come un qualcosa di personale, facendola diventare una propria idea o una propria esperienza».

Maggiore sarà quindi l’impatto emotivo con gli argomenti ascoltati, maggiore la facilità di ricordo nel lungo periodo.

Ultima precisazione: senza che ce ne rendiamo conto, il nostro cervello tende ad ignorare frasi e parole che siamo abituati a sentire con eccessiva frequenza. Ecco spiegato perché, quando qualcuno ci racconta un fatto a noi già parecchio noto, sentiamo quella piccola, ma innegabile, sensazione di insofferenza.

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Le diverse tecniche di storytelling

Per realizzare racconti che seducano e coinvolgano il cervello del lettore, esistono diversi modelli narrativi da poter utilizzare.

L’obiettivo delle storie raccontate è fornire uno spunto di riflessione o spingere verso un cambiamento comportamentale, per questo motivo è utile conoscere le diverse tecniche per stimolare e invitare all’azione.

Esistono diversi modi per sviluppare i racconti e catturare l’attenzione dei lettori, come ad esempio:

  • raccontare vicende di personaggi in cui il pubblico possa immedesimarsi;
  • raccontare e arricchire le storie con elementi che catturano i lettori, ponendo l’attenzione maggiore alle trame piuttosto che ai protagonisti;
  • combinare storie e idee per raccontare la vicenda da punti di vista differenti;
  • utilizzare un percorso logico lineare per narrare.

Vediamole insieme.

Viaggio dell’eroe

È lo schema narrativo per eccellenza delle storie, una specie di viaggio immaginario che il protagonista deve compiere per diventare infine eroe.

È uno schema antichissimo che sembra nato con l’uomo, ne è piena la mitologia, e funziona così bene perché va a toccare corde profonde e inconsapevoli del nostro animo.

Il viaggio che compie l’eroe è il viaggio che compie l’Io per realizzarsi. Se non affrontiamo questo viaggio non avremo mai la possibilità di raggiungere la parte più vera e profonda di noi stessi.

Si divide in dodici tappe che andiamo brevemente a descrivere.

Il mondo ordinario

Ogni grande storia ha inizio con un signor “nessuno” che vive nel suo modo ordinario ma che sente di vivere una realtà che non gli appartiene, che dev’esserci qualcosa “di più”.

Il richiamo

Ad un certo punto della vita del nostro eroe, che ancora non sa di esserlo, accade qualcosa di inaspettato: un grande problema da risolvere, un incontro speciale, un grave torto da riparare, un’avventura che è costretto a intraprendere. Questo qualcosa costringerà l’eroe a iniziare il suo viaggio e ad abbandonare il suo mondo ordinario.

Il rifiuto

Il più delle volte, l’eroe accetta la chiamata con molta riluttanza. Abbandonare l’ordinarietà e la vita solita non è una scelta semplice.

L’incontro con il mentore

Per riuscire nella sua impresa, l’eroe ha bisogno di un mentore che lo guidi e lo prepari ad affrontare le sfide che lo aspettano. Il mentore indica la via: dà consigli, fornisce strumenti, ma non può compiere impresa sostituendosi all’eroe.

Il varco della prima soglia

Messe da parte le sue remore e istruito dal mentore, l’eroe è pronto per affrontare la sua avventura e varcare la prima soglia che lo porterà verso il suo mondo straordinario.

Le prove

Varcata la prima soglia, il protagonista affronterà tante sfide che daranno vite ad alleanze o inimicizie. Ogni eroe che si rispetti infatti, dovrà avere alleati e degni antagonisti.

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L’avvicinamento

Arrivati a questo punto della storia, l’eroe arriva ai confini di un luogo pericoloso e poco ospitale. Quando il protagonista arriverà in questo posto minaccioso, avverrà il varco della seconda grande soglia. Prima di entrarvi però ci sarà una fase di avvicinamento durante la quale l’eroe dovrà prepararsi per studiare le tattiche che gli consentiranno di evitare minacce e pericoli che cercheranno di impedire il suo ingresso.

La prova centrale

Il nostro protagonista adesso si trova a dover fronteggiare la prova più importante della sua vita: la posta in gioco è altissima e l’eroe sarà costretto a combattere per evitare di soccombere e fare i conti con le sue paure più profonde.

La prova centrale è il momento più buio della storia, in cui il protagonista rischia seriamente la morte o in alcuni casi muore per poi rinascere.

Il premio

Superata la grande prova, il protagonista è ormai finalmente un vero e proprio eroe e può ambire alla sua giusta ricompensa, a realizzare il suo scopo. Non necessariamente infatti, il premio consiste in un oggetto raro e prezioso o in una persona amata. Può anche rappresentare una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé.

La via del ritorno

Aver superato la prova però non è sufficiente. Adesso l’eroe si trova ad affrontare le conseguenze dell’aver osato opporsi alle forze oscure della caverna del mondo straordinario. Ricominciano pericoli, tentazioni e nuove sfide.

La resurrezione

In questa penultima tappa, le forze oscure si manifesteranno in tutta la loro potenza per sferrare l’ultimo micidiale attacco. L’eroe sarà costretto a dare il tutto per tutto e superare quest’ultima prova affinché possa fare ritorno al suo mondo ordinario. Riprenderà a condurre la sua vita, ma nulla sarà più come prima: una parte di lui è morta durante quelle difficili prove e avrà consapevolezza che un’altra parte di lui, più forte e preparata, è nata da quelle ceneri.

Il nuovo elisir

Nell’ultima fase di questo lungo viaggio, il protagonista ritorna finalmente al suo mondo ordinario, ma porta con sé un “elisir”, ossia qualcosa che possa giovare all’intera comunità e possa essere condiviso anche con gli altri.

Come e perché le storie seducono il nostro cervello petalo

Struttura a petalo

La Struttura a petalo è una tecnica narrativa che consente di organizzare il racconto attraverso un unico nucleo centrale in cui si trova il concetto o il messaggio principale, con storie multiple che vi ruotano attorno per amplificarne il messaggio

Le storie che compongono la narrazione il più delle volte non sono collegate e hanno protagonisti diversi tra loro.

Questo genere di narrazione è caratterizzato da:

  • protagonisti con desideri comuni;
  • confini ben delineati che evidenziano i collegamenti tra i personaggi;
  • contesti differenti che confluiscono verso una situazione comune.

Il contrasto dato dai punti di vista diversi del racconto di cui i personaggi sono portatori, farà emergere ancora di più il carattere universale del messaggio che si vuol veicolare.

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La montagna

La struttura della Montagna accompagna il pubblico fino ad un punto massimo di suspence o tensione per poi portarlo fino alla conclusione della storia.

Con un crescendo di sfide, tensioni e difficoltà, questa tecnica narrativa può servire a mostrare come riuscire a superare una serie di sfide o suscitare suspense nel lettore.

Ogni sfida infatti, è seguita dalla successiva soluzione, fino ad arrivare al momento di tensione massima, la sfida finale, che poi si allenta nella conclusione, non necessariamente attraverso un lieto fine.

Naturalmente in questo modo si riesce a tenere viva l’attenzione di chi legge perché si sentirà legato alla storia fino al momento di distensione del racconto.

In questo tipo di narrazione è necessario definire:

  • il protagonista e il bisogno che deve soddisfare o lo scopo che deve raggiungere;
  • i possibili scenari, considerando tutte le eventuali difficoltà crescenti, per stimolare il coinvolgimento nel racconto;
  • il modo in cui accompagnare il pubblico verso la conclusione.

Come e perché le storie seducono il nostro cervello falsa partenza

Falsa partenza

La struttura della Falsa partenza ha la caratteristica principale di sorprendere e sbalordire il lettore.

In questa tecnica infatti, si inizia a raccontare una storia, il cui finale è apparentemente prevedibile e scontato, per poi bloccarsi, cambiare direzione e ricominciare di nuovo in modo completamente diverso.

Utilizza quindi una logica che inizia dalla conclusione più ovvia per catturare poi l’attenzione sulla soluzione reale, perché sul più bello il racconto cambia rotta, richiama l’attenzione e offre un finale imprevedibile.

Questa trama è molto appropriata per raccontare situazioni fallimentari che vengono poi risolte o insegnamenti ricevuti dalle esperienze.

La narrazione della Falsa partenza deve:

  • avere una trama che disorienti e stravolga le aspettative del pubblico;
  • evidenziare i benefici di un approccio elastico;
  • usare il racconto per riportare il lettore al messaggio iniziale.

Come e perché le storie seducono il nostro cervello cerchi concentrici

Cerchi concentrici

È una tecnica costituita da diverse strutture narrative con al centro un messaggio unico che fa da fulcro.

Tutte le storie, tutti i punti di vista diversi, servono per sottolineare l’enfasi della centralità del messaggio. Attraverso l’uso di analogie sarà possibile spostare continuamente il piano di ascolto da un punto all’altro della narrazione, condurlo al punto più alto di attenzione e risolverlo poi nel messaggio finale, chiudendo in questo modo il cerchio.

La storia si struttura grazie a:

  • il nucleo centrale del messaggio da trasmettere, che definisce i confini;
  • gli elementi marginali che hanno lo scopo di arricchire il messaggio e aiutare ad esaltare la comunicazione;
  • le analogie, grazie alle quali è possibile passare dal messaggio centrale alle storie collaterali e tornare al centro del messaggio per evidenziarne l’importanza.

Come e perché le storie seducono il nostro cervello idee convergenti

Idee convergenti

Si tratta di una tecnica di storytelling molto utile a dimostrare che idee diverse possono portare ad una stessa conclusione.

La sua potenzialità infatti, sta nell’utilizzare i diversi punti di vista, differenti piccole narrazioni, per arrivare, anche in questo caso, ad un unico nucleo centrale.

Un esempio eccellente? Quello di Larry e Sergey, due ragazzi che erano compagni di stanza all’università e che non si stavano neanche tanto simpatici. Ma, con il tempo, le loro idee eccellenti che convergevano verso lo stesso progetto, diedero vita al motore di ricerca più famoso di sempre. Ovviamente parliamo di Larry Page e Sergey Brin, i papà di Google.

Come e perché le storie seducono il nostro cervello sparklines

Sparklines

La Sparklines è un modello di storia molto efficiente per ispirare il pubblico e funziona grazie al contrasto costante tra ciò che è la realtà e quella che invece dovrebbe essere.

Questa alternanza di situazioni diverse, tra l’esistente e la desiderabile, scalda i cuori del pubblico e funziona da booster che alimenta il desiderio di cambiamento.

Per questo motivo, le sparklines vengono molto spesso utilizzate nei discorsi politici. Un esempio celeberrimo è il discorso I have a dream di Martin Luther King.

Il racconto è quindi caratterizzato da:

  • piani narrativi principali dal punto di vista del personaggio primario, che mostrano cosa accade nella realtà e cosa dovrebbe accadere nel mondo ideale;
  • differenti linee narrative, positive e negative, fondamentali per la struttura del messaggio.

Come e perché le storie seducono il nostro cervello in media res

In media res

Si tratta di un tipo di narrazione che bisogna saper padroneggiare con molta abilità. La sua particolarità è iniziare calando il lettore immediatamente nel punto clou della storia, per poi raccontare dall’inizio come si è arrivati a quel punto.

Il rischio alto è quello di bruciare l’attenzione del pubblico tutta all’inizio o di dilungarsi troppo nella spiegazione, facendo perdere al lettore il percorso logico della storia.

Tutti i pezzetti di informazioni che si rivelano poco alla volta invece, devono aggiungere valore e inserirsi in una logica che aiuti a ricomporre intorno alla storia la cornice di contesto.

Al contrario, l’enorme potenzialità sta nel catturare da subito l’attenzione del pubblico grazie a una scena coinvolgente, facendolo restare incollato a guardare o leggere fino alla fine.

Questo tipo di racconto deve:

  • avere inizio dalla parte più avvincente della storia;
  • avere un riferimento con la situazione iniziale ma senza entrare troppo nei particolari di accadimenti e dinamiche correlate;
  • giungere a una conclusione logica o lineare.

Considerazioni finali

A prescindere dalla tecnica narrativa utilizzata o dal pubblico di riferimento, un bravo storyteller dovrebbe riuscire a trovare un giusto equilibrio tra l’evitare di essere troppo misterioso e lo spiegare esageratamente.

Le relazioni causa-effetto dovrebbero essere soltanto suggerite e non raccontate, altrimenti la curiosità del lettore si spegne. Il lettore infatti, non riuscirebbe a farsi una propria idea di cosa potrebbe accadere e non avrebbe la possibilità di inserire le sue emozioni e interpretazioni all’interno delle storie.

Sono proprio questi “spazi non riempiti” a permettere al pubblico di fare proprio un racconto; di inserire tutto il suo bagaglio di valori, esperienze, ricordi e associazioni che entrano e diventano parte attiva della storia. 

I “mondi neurali” di autori e lettori devono confondersi e contaminarsi. Soltanto in questo modo un racconto potrà entrare dentro a tal punto da scuotere il lettore nel profondo della sua anima.

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